Cinque giornate, quattro punti, diciassettesimo posto. La fotografia della Fiorentina all’inizio della sosta per le Nazionali è quella di una squadra che ha già dovuto cambiare pelle, ma che non ha ancora trovato la propria strada. La classifica racconta una realtà scomoda: i viola sono appaiati a Udinese, Torino, Parma e Monza e hanno appena due punti di margine sulla zona retrocessione, occupata da Bologna, Genoa e Venezia. È troppo presto per parlare di dramma, ma è già tardi per far finta di niente.
L’avvio di stagione è stato durissimo. Alla prima giornata è arrivato il 4-0 dell’Olimpico contro la Roma, poi lo 0-3 casalingo con il Frosinone e infine il 2-1 subito dal Torino al Franchi, con il vantaggio di Mateo Pellegrino ribaltato dai granata grazie a Mandragora e Che Adams. Tre partite, tre sconfitte, nove gol incassati e uno solo segnato. Più dei numeri hanno pesato le sensazioni: a fine gara il Franchi ha fischiato squadra e allenatore, con i cori contro Fabio Grosso che invocavano il cambio in panchina.
La società ha reagito in fretta. Grosso è stato esonerato dopo appena quattro partite ufficiali e meno di due mesi di lavoro, con una decisione arrivata a tarda sera dopo ore in cui la società sembrava intenzionata a confermarlo. Secondo le ricostruzioni, a precipitare le cose sarebbe stato anche un confronto teso con il dirigente Fabio Paratici su come uscire dalla crisi. In panchina è arrivato Paolo Vanoli, volto già noto all’ambiente: la scorsa stagione aveva guidato i viola dopo l’addio a Pioli, quando la squadra era ultima con quattro punti dopo dieci giornate.
I primi segnali di reazione sono arrivati subito. A Venezia, l’11 settembre, la Fiorentina ha vinto 4-2 e ha conquistato il primo successo stagionale, mostrando qualità offensiva quando riesce a scrollarsi di dosso la paura. Certo, l’avversario era il fanalino di coda del campionato, ancora a zero punti, e la vera prova del nove sarebbe arrivata nove giorni dopo, con un test molto più impegnativo.
Quel test è stato il Napoli di Allegri, domenica 20 settembre al Franchi. Vanoli ha schierato un 4-3-3 con De Gea in porta, Jiménez, Dragusin, Ranieri e Viery in difesa, Ndour, Fagioli e Atta a centrocampo e Mastantuono, Pellegrino e Njie in attacco. È finita 1-1: Gilmour ha sbloccato la gara al 23′, Jiménez ha pareggiato al sesto minuto della ripresa con un tiro deviato da Marin. Nel primo tempo Atta e Fagioli hanno sfiorato il gol centrando la traversa, mentre dall’altra parte Olivera si è fermato su un palo: un equilibrio che rende il pareggio un risultato sostanzialmente giusto. Il punto è servito anche a un Napoli già in difficoltà, con tre sconfitte in stagione e un Allegri che, raccontano i quotidiani, si è mostrato molto nervoso nello spogliatoio dopo la partita.
Sul piano tecnico, la Fiorentina ha mostrato due volti. In fase offensiva la squadra sta trovando soluzioni, come dimostrano i quattro gol di Venezia e le occasioni create col Napoli, dove il tridente Mastantuono-Pellegrino-Njie ha spinto a lungo. La difesa, invece, resta il tallone d’Achille: dodici reti incassate in cinque partite, a fronte di sei segnate, sono un fardello pesante per qualsiasi squadra che punti a salvarsi in fretta. A rendere il quadro meno cupo c’è il precedente della scorsa stagione, quando i viola risalirono fino al quindicesimo posto, con otto punti di vantaggio sulla zona a rischio a metà aprile.
Le priorità per Vanoli sembrano chiare. Serve anzitutto ritrovare solidità senza smarrire la vena offensiva emersa a Venezia, poi restituire fiducia a un gruppo che nelle prime giornate ha subito colpi pesanti dal punto di vista mentale, e infine ricucire il rapporto con un pubblico che ha già dimostrato di non essere disposto a concedere sconti. Ogni punto, adesso, vale doppio: la classifica è cortissima e bastano un paio di risultati per passare da una posizione tranquilla a quella pericolante.
Il calendario, dopo la sosta, non concede tregua. Si riparte da Genoa sabato 10 ottobre, contro una squadra ancora ferma a un solo punto: una gara da vincere, con le stime che vedono i viola favoriti (41% contro il 30% dei liguri). Poi il Como al Franchi il 18 ottobre, la trasferta contro l’Inter il 25, l’Atalanta giovedì 29 ottobre, il Sassuolo fuori casa il 2 novembre e la Juventus al Franchi l’8 novembre. Sei partite in circa quattro settimane che diranno se questa Fiorentina è destinata a una salvezza tranquilla o a una lotta fino all’ultima giornata.
Alla fine la domanda è una sola: la vera Fiorentina è quella vista contro Roma, Frosinone e Torino, oppure quella capace di segnare quattro gol a Venezia e di tenere testa al Napoli? La verità sta probabilmente nel mezzo, ed è per questo che il lavoro di Vanoli è appena cominciato. Dopo un autunno da incubo un anno fa, l’ambiente viola non può permettersi di rivivere lo stesso copione: la sosta serve proprio a questo, a rimettere ordine prima che sia troppo tardi.

